sabato 21 aprile 2018

Motivazione Sprint


"Oggi prendi una decisione che hai sempre rimandato,
e domani fai la stessa cosa.
Allenerai il muscolo che potrà aiutarti
a cambiare la tua intera vita." 
Anthony Robbins

sabato 14 aprile 2018

sabato 7 aprile 2018

Motivazione Sprint


Ogni fallimento è solamente un’opportunità
per diventare più intelligente.
Henry Ford

sabato 31 marzo 2018

Motivazione Sprint


"Una persona che non ha mai commesso un errore
non ha mai provato nulla di nuovo." 
Albert Einstein

venerdì 30 marzo 2018

Troppo zucchero espone il cuore a maggiori rischi


Zucchero sul banco degli imputati: secondo dati raccolti da ricercatori dell'Università di Lund, in Svezia, eccedere con il dolce triplicherebbe infatti la probabilità di infarto.
I risultati, pubblicati sul British Journal of Nutrition, arrivano da un'analisi su 26 mila persone senza diabete o malattie cardiovascolari, seguite in media 17 anni, la cui dieta è stata studiata attraverso diari alimentari.
L'obiettivo era puntato soprattutto sul saccarosio, il classico zucchero bianco da tavola aggiunto a cibi o bevande.
"Per la maggioranza dei partecipanti un consumo regolare di saccarosio non è il risultato associato a maggior probabilità di infarto o altre malattie cardiovascolari - osserva Emily Sonestedt, che ha coordinato la ricerca -.
Per una piccola quota il cui introito di zuccheri aggiunti era al di sopra della media, però, il quadro è molto diverso: in chi ogni giorno introduceva oltre il 15% delle calorie con lo zucchero la probabilità di infarto è triplicata".
Le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che sta discutendo se dimezzare la dose consentita, a oggi, indicano di non superare il 10% delle calorie giornaliere da zuccheri aggiunti, cioè circa 50 grammi, pari a dieci cucchiaini.
In realtà non è un limite difficile da superare, perfino per chi beve caffè amaro: il problema degli zuccheri aggiunti, sottolineato anche da Sonestedt, è che spesso sono nascosti dove non ce li aspetteremo.
Salse, sughi, cereali per la colazione, cibi impanati, pane confezionato ma perfino salumi o minestroni pronti contengono zucchero, spesso in quantità non trascurabile: in un vasetto di yogurt magro alla frutta si può trovare il corrispettivo di 2-3 cucchiaini.
"Per ottenere dati il più possibile attinenti alla realtà ci siamo focalizzati sull'introito generale di zuccheri, non sui singoli cibi - precisa Sonestedt -.
Il risultato impressiona, ma sulla base di questi dati non ci sono motivi per raccomandare di ridurre il consumo di zuccheri in chi si attiene alle quantità consigliabili dall'Oms: in queste persone la probabilità di eventi cardiovascolari non cambierebbe molto diminuendo i cucchiaini di zucchero.
Diverso è il caso di chi esagera: il 40% della popolazione mangia troppo "dolce" e spesso va molto oltre il consumo raccomandato.
Dobbiamo aiutarli a disassuefarsi al gusto zuccherino".
Obiettivo non facile, perché si tratta di una preferenza innata: il sapore dolce indica che quel cibo è ricco di energia.
Per "disintossicarsi" si deve pian piano ridurre l'abitudine al dolce ed evitare gli zuccheri nascosti con un'attenta lettura delle etichette: nelle indicazioni nutrizionali leggere la riga "carboidrati, di cui zuccheri", ricordando che 5 grammi valgono un cucchiaino e che ogni giorno non se ne possono mangiare più di 10.

Tratto dal Corriere Salute di Domenica 11 Marzo 2018

lunedì 19 marzo 2018

Frutta e pesce aiutano a contrastare la pressione alta


Quando si tratta di ipertensione, la raccomandazione di moderare il consumo di sodio ("il sale") non è certo una novità, ma resta pur sempre il primo accorgimento da adottare.
Se contro la pressione alta c'è però qualcosa cui bisogna rinunciare, c'è qualcos'altro in cui si dovrebbe abbondare.
Anche se non ci sono cibi miracolosi, si è infatti visto che alcuni possono avere un ruolo protettivo nei confronti dell'ipertensione.
Uno di questi è la frutta.
Lo conferma un recente studio, condotto in Cina, e pubblicato sull'American Journal of Hypertension, in cui un gruppo di ricercatori ha valutato, in più di 15 mila persone i consumi di sodio (secondo le indicazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, gli adulti dovrebbero consumare meno di 2 grammi di sale, il corrispettivo di un cucchiaino) e quello di alcuni alimenti potenzialmente protettivi: pesce, uova, latte, frutta secca a guscio, verdura, frutta fresca.
Attraverso un punteggio calcolato attribuendo un punto al sodio, se assunto in quantità inferiore al consumo medio e un punto a ciascun alimento protettivo se presente in quantità superiore alla media, si è visto che all'aumentare del punteggio diminuiva il rischio di ipertensione e migliorava il controllo della pressione in chi era già iperteso.
Da un'analisi più approfondita la frutta risultava avere un ruolo particolarmente significativo.
Ruolo sottolineato anche in una ricerca condotta negli Stati Uniti e pubblicata su Hypertension.
Dopo aver riunito i dati di tre grandi studi osservazionali, relativi a più di 187 mila persone seguite per circa 20 anni, gli autori dell'indagine hanno osservato che la probabilità di andare incontro a ipertensione era minore fra chi consumava almeno quattro porzioni di frutta fresca al giorno (e in particolare: mele, pere, uva o ovetta).
Commenta Claudio Borghi, direttore dell'Unità di Medicina interna al Politecnico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna: "La frutta può contribuire alla prevenzione dell'ipertensione con vari meccanismi legati sia all'alto contenuto di potassio, flavonoidi e altre sostanze antiossidanti, sia alla notevole presenza di fibre, che aumentano il senso di sazietà e quindi riduce il ricorso al altri cibi potenzialmente dannosi come quelli salati, dolcificati o ricchi di grassi saturi.
Tuttavia la frutta è solo uno dei componenti di un modello alimentare salutare, come lo è quello mediterraneo, che va sempre considerato nella sua totalità e che va promosso sia nella popolazione generale, sia nei pazienti ipertesi".

Tratto dal Corriere Salute dell'11 Marzo 2018