sabato 20 gennaio 2018

sabato 13 gennaio 2018

Motivazione Sprint


Quando qualcosa è abbastanza importante, lo devi fare,
anche se le probabilità non sono a tuo favore.
Elon Musk

sabato 6 gennaio 2018

Motivazione Sprint


Ho sbagliato più di 9000 tiri nella mia carriera.
Ho perso quasi 300 partite.
26 volte, mi hanno dato la fiducia per fare il tiro vincente dell’ultimo secondo e ho sbagliato.
Ho fallito più e più e più volte nella mia vita.
È per questo che ho avuto successo.
Michael Jordan

sabato 30 dicembre 2017

Motivazione Sprint


Niente è davvero difficile se lo si divide in tanti piccoli pezzettini.
(Henry Ford)

giovedì 28 dicembre 2017

Esercizio e dieta proteggono la memoria in età avanzata


La mancanza di attività fisica è un fattore di rischio per il declino cerebrale e anche per la malattia di Alzheimer.
Al contrario, diversi studi indicano, seppur con una variabilità individuale ancora non del tutto compresa dai ricercatori, che chi fa attività fisica può proteggersi almeno in parte da questi fenomeni degenerativi.
I vantaggi dell'attività fisica sono rilevanti anche quando viene iniziata durante l'età adulta o ancora più in là con gli anni.
"L'attività fisica può prevenire la perdita della neuroplasticità e contribuire a mantenere il buon funzionamento della memoria" sostengono neurobiologi tedeschi e americani, guidati da Emrah Duzel direttore dell'Institute of Cognitive Neurology and Dementia Research dell'University Hospital di Magdeburgo, in un articolo pubblicato sulla rivista Brain.
Esiste una correlazione tra la condizione di allenamento cardiovascolare, le dimensione dell'ippocampo rilevabili con la Risonanza Magnetica e i punteggi ottenuti ai test di memoria.
Inoltre l'attività fisica può contribuire a ridurre nel cervello l'accumulo della temuta proteina beta-amiloide, che inizia anche nella fase preclinica della malattia di Alzheimer, quando il disturbo della memoria non è ancora evidente neppure agli specifici test.
Infine un altro vantaggio per il cervello è indiretto: chi fa attività fisica migliora alcuni parametri metabolici, come la resistenza all'insulina, che a loro volta hanno un effetto positivo sulla quantità della memoria.

Tratto dal Corriere Salute

mercoledì 27 dicembre 2017

Legumi in tavola nelle feste per compensare qualche peccato di gola


Nei menù delle prossime festività ricordatevi dei legumi che, fatta eccezione per le lenticchie, sono poco presenti sulla tavola in questo periodo dell'anno.
E tra i tanti puntate sui ceci ai quali sono stati recentemente dedicati diversi studi e che, per versatilità e sapore, si presentano a essere usati in una varietà di modi, graditi anche ai bambini.
In una delle ricerche su questi legumi, pubblicata sulla rivista Nutrients, ricercatori americani dopo aver esaminato i risultati di una vasta indagine di sorveglianza nutrizionale condotta negli Usa, hanno osservato che chi mangiava abitualmente ceci e hummus (una salsa a base di questi legumi originaria del Medio Oriente) introduceva maggiori quantità di fibra, acidi grassi polinsaturi, vitamine A, E, C folati, magnesio, potassio e ferro rispetto a chi non ne faceva uso.
Inoltre, i consumatori ottenevano punteggi più elevati in un indice utilizzato per valutare il grado di aderenza alle raccomandazioni nutrizionali americane (Healthy Eating Index).
Ancora, tra gli appassionati di ceci e hummus gli obesi erano in numero minore e i livelli di glucosio nel sangue erano più bassi.
Naturalmente quanto osservato potrebbe essere dovuto anche ad altri fattori della dieta e dello stile di vita, ma questa indagine conferma quanto già osservato in studi precedenti: il consumo di legumi è associato a una migliore qualità della dieta, a un più efficace controllo del peso e a una riduzione del rischio di diabete di tipo 2, grazie probabilmente all'elevato contenuto di fibra e al basso indice glicemico dei legumi.
Per quanto riguarda in particolare l'hummus, non va dimenticato che il suo valore in principi nutritivi è superiore rispetto a quello di altre salse e condimenti, come burro o maionese, che può egregiamente sostituire.
"Nella dieta degli italiani - commenta Paolo Simonetti, professore di Nutrizione delle Collettività, Dipartimento di scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l'Ambiente, Università degli Studi di Milano - solo il 37 per cento delle proteine è di origine vegetale e la quota che deriva dai legumi è inferiore al 3 per cento.
Decisamente poco se si pensa che nella nuova piramide alimentare, presentata lo scorso anno nel primo summit mondiale sulla dieta mediterranea, si consiglia un consumo di legumi quotidiano".
"E nei periodi festivi, per controbilanciare qualche inevitabile trasgressione, i legumi dovrebbero essere presenti tutti i giorni come ingredienti di piatti unici (pasta e fagioli, ma anche spezzatino con piselli) o come sostituto del secondo piatto (per esempio polpette di legumi), variando il più possibile le scelte - continua l'esperto -.
Le porzioni, secondo i Larn (Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia) dovrebbero essere pari a 150 grammi per i prodotti freschi, surgelati e in scatola (che hanno però più sale), a 50 grammi per quelli secchi e per le farine di legumi, mentre per i prodotti a base di soia (come il tofu o il meno noto tempeh), la porzione consigliata è pari a 100 grammi".

Tratto dal Corriere Salute di Domenica 24 Dicembre 2017